Nonostante una stagione fallimentare e una piazza in rottura, il Bari conferma Magalini e Di Cesare. L’allenatore resta un rebus, i tifosi aspettano risposte.
La società non cambia, la città resta lontana
Dopo l’ennesima stagione da dimenticare, il Bari prova a rialzare la testa. Lo fa, però, con le stesse figure che non hanno convinto: il presidente Luigi De Laurentiis, il direttore sportivo Giuseppe Magalini e il dirigente Valerio Di Cesare si sono incontrati in città per gettare le basi della stagione 2025-26. Nessuna rivoluzione, ma una scelta di continuità che sorprende e divide.
«Avevo promesso i playoff e non ci siamo arrivati», ha ammesso De Laurentiis. «Siamo stati nel perimetro degli spareggi promozione per l’intero campionato e ne siamo usciti a causa di un finale non all’altezza. Mi dispiace molto, ma proprio per questo ci siamo rimessi subito a lavorare». Una giustificazione che non basta a placare la rabbia della tifoseria, che da mesi contesta apertamente la gestione De Laurentiis.
Fino a pochi giorni fa, era concreta l’ipotesi di un cambio radicale con figure più vicine al territorio, come Guido Angelozzi o Francesco Palmieri. Ma alla fine ha prevalso la logica dei contratti in essere. Una scelta che rischia di approfondire il solco tra società e tifosi. A Magalini, giudicato da molti distante dalle dinamiche di Bari, si chiede ora di esporsi di più e di ricostruire credibilità dopo un mercato pieno di scelte discutibili. A Di Cesare, invece, toccherà scrollarsi di dosso il ruolo di figura di transizione e assumere vere responsabilità operative.
Nodo allenatore: Longo verso l’addio, ma manca chiarezza
Il destino di Moreno Longo appare segnato, nonostante un contratto fino al 2026 e un’opzione al 2027. La sua conferma è improbabile, anche se la proprietà lo ha spesso scagionato dalle colpe. Dietro il possibile divorzio ci sono divergenze con la dirigenza, ormai diventate incompatibilità operative. E il Bari, ancora una volta, si ritrova senza una guida tecnica a giugno inoltrato.
Nei prossimi giorni si terrà un incontro tra Magalini, Di Cesare e il tecnico piemontese, ma le chance di un’intesa sono minime. Il Bari cerca ora un allenatore con personalità, autorità e idee chiare. In cima alla lista c’è Roberto D’Aversa, ma il suo ingaggio elevato potrebbe frenare la trattativa. In alternativa, resta forte la candidatura di Vincenzo Vivarini, stimato dal presidente e già accostato alla panchina biancorossa in passato. Luca D’Angelo resta una suggestione, legata però all’esito dei playoff dello Spezia.
Intanto la tifoseria attende segnali concreti. Il malcontento è diffuso, e l’ipotesi di ricominciare senza chiarezza sulla guida tecnica rischia di compromettere già in partenza la costruzione della nuova stagione.
Strategie confuse tra mercato, sponsor e comunicazione
Sul fronte economico e commerciale, il Bari si affida a un budget simile a quello degli ultimi anni – circa dieci milioni – ma con un’impostazione tutta da definire. La dirigenza sembra orientata a puntare su giovani e scommesse dalla Serie C, in netto contrasto con le ambizioni dichiarate a inizio anno. A oggi, però, mancano figure esperte e carismatiche capaci di garantire competitività immediata.
Non è chiaro neppure il futuro degli sponsor. Il main partner Casillo sembra intenzionato a ridimensionare il proprio impegno, mentre si fa strada Acqua Amata come possibile nuovo volto sulle maglie. E anche sul fronte tecnico le incertezze abbondano: dopo l’accordo con Erreà, si starebbe riaprendo il dialogo con Kappa.
Il clima resta teso, i tifosi chiedono discontinuità e trasparenza, ma la società appare ripiegata su se stessa. Il rischio è quello di una stagione fotocopia, con promesse disattese, strategia poco chiara e una città sempre più distante dalla sua squadra.

