Si è conclusa ieri sera allo Sheraton di Milano una densissima sessione di calciomercato, ed il Bari con i suoi 46 movimenti, di cui 21 in entrata e 26 in uscita, è stato un assoluto protagonista; ma vale la pena analizzare da dove si è partiti e dove si è arrivati.
I presupposti
Ci si era lasciati a Giugno di quest’anno con la mancata qualificazione ai play-off e con tantissimi punti di domanda sulla nuova stagione, interrogativi dettati da una probabile sfiducia verso la dirigenza tutta, viste le ultime sessioni di mercato ed anche i risultati sportivi altalenanti e deludenti. Se poi a questo si aggiunge che, dopo il rientro a casa base dei vari prestiti, i giocatori di proprietà erano meno di una decina, i pensieri ed i dubbi si facevano ancora più fitti. Ci hanno pensato a lungo i dirigenti del club pugliese, prima di cancellare definitivamente dal loro vocabolario la parola “continuità” e sostituirla con “rivoluzione”. E allora via Longo, al suo posto dentro Fabio Caserta.
La nuova guida tecnica
Con il tecnico calabrese, cambiano completamente i paradigmi, dal 3-4-2-1 si passa al 4-3-3. Assistiamo all’addio di senatori come Maiello, Maita e Benali, lasciando il solo Vicari di quella squadra che nel 2023 aveva fatto sognare i tifosi. Caserta sembra avere le idee chiare: dominare il gioco attraverso il centrocampo, il reparto dove sicuramente si è lavorato di più e meglio. Ma il nome che probabilmente ha iniziato a far pensare che questo calciomercato sarebbe andato diversamente è quello di un attaccante: Christian Gytkjaer. Nome altisonante e ingaggio pesante, due caratteristiche lontane dal tipo di profilo a cui eravamo abituati.

Il definitivo cambio di rotta
Ci si rende definitivamente conto del cambio di strategia quando Magalini e Di Cesare decidono di alzare ulteriormente la qualità e la “baresità” con gli innesti di Partipilo e Castrovilli, due nomi che fanno infiammare la già rovente piazza. Come già precisato, i movimenti in entrata sono 21 e non si possono citare tutti, ma anche il nuovo partner difensivo di Vicari, Dimitris Nikolaou, è un colpo di spessore. In linea di massima tutti gli innesti sono di alto livello per il campionato, niente scommesse e pochissimi prestiti. Per non farsi mancare nulla l’ultimo giorno di mercato, quando la rosa sembrava completa, Magalini prende anche Giulio Maggiore (anche lui a titolo definitivo fino al 2028), rendendo il centrocampo del Bari uno dei più forti e completi della cadetteria.
I possibili motivi ed il giudizio finale sul mercato
Tracciando una linea, c’è una netta discontinuità fra questa sessione di mercato e le precedenti. Il Bari smette di acquistare in prestito e fa tanti colpi a titolo definitivo, anche con ingaggi pesanti e contratti pluriennali. Una piazza che ha voltato le spalle ed ha dimezzato il numero di abbonamenti, resta confusa davanti ad una campagna acquisti del genere e cerca di trovare delle spiegazioni, come per esempio preparare il terreno ad una futura cessione del club o comprare nomi solo per cercare di convincere il tifo a rinnovare la tessera. Ma i baresi lo sanno, e probabilmente lo sanno anche in società, che questa totale sfiducia si può riconquistare solo attraverso il campo, che sarà sempre il giudice finale; anche sul mercato e sui calciatori che si preparano ad indossare la maglia biancorossa nella prossima stagione.

