Nel 2016 il misterioso imprenditore malese Datò Noordin Ahmad annunciò l’acquisto del club biancorosso, ma il progetto rimase sulla carta.
Dieci anni fa, i tifosi del Bari vissero settimane di entusiasmo e speranza. La notizia fece rapidamente il giro della città: Datò Noordin Ahmad, imprenditore malese, aveva manifestato l’intenzione di acquistare una quota significativa del Bari calcio, promettendo investimenti faraonici e ambizioni che portarono i sostenitori a sognare la Champions League.
Le dichiarazioni di Datò, accompagnate da conferenze stampa e interviste, erano ricche di dettagli e promesse: sponsor internazionali, sviluppo infrastrutturale, rafforzamento della squadra e una visione di crescita in cinque anni che avrebbe dovuto riportare il Bari ai vertici del calcio italiano ed europeo.
Tuttavia, la realtà si rivelò ben diversa. Nonostante annunci e foto ufficiali, la trattativa non si concretizzò mai. Nessun investimento fu effettuato, nessuna quota del club cambiò realmente di proprietà, e le ambizioni illustrate rimasero solo sulla carta. Per i tifosi e la stampa locale, la vicenda passò presto alla storia come uno dei grandi bluff nella travagliata gestione societaria del Bari.
Il caso di Datò si inserisce in un periodo storico complesso per il club pugliese, caratterizzato da difficoltà economiche e numerosi tentativi falliti di acquisizione da parte di investitori stranieri. Molti si ricordano di questo episodio non tanto per la promessa mancata, quanto per l’illusione e l’entusiasmo che aveva saputo creare in città, pur senza alcun risultato concreto.
A dieci anni di distanza, resta una lezione chiara: nel calcio, soprattutto quando le difficoltà economiche si intrecciano con investimenti stranieri, non tutte le promesse diventano realtà. E il Bari, tra speranze e delusioni, continua a scrivere la sua storia, più forte e attento, con i piedi ben saldi a terra.

