BARI – La crisi della SSC Bari esce definitivamente dai confini del rettangolo di gioco e si trasforma in uno scontro istituzionale senza precedenti. A meno di ventiquattr’ore dalla dura nota con cui la proprietà della famiglia De Laurentiis aveva bollato come “inusuale” il pressing del Comune per una cessione del club, è arrivata la pesantissima controrisposta ufficiale del sindaco Vito Leccese. Una lettera che, per fermezza dei toni e perentorietà delle richieste, segna il punto di non ritorno nei rapporti tra l’amministrazione comunale e la dirigenza biancorossa. L’atto firmato dal primo cittadino non è la reazione umorale di una piazza ferita dalla recente retrocessione in Serie C, ma un duro richiamo alle responsabilità legali e sociali che derivano dalla gestione del principale patrimonio sportivo della città.
Il nucleo centrale della lettera di Leccese smonta la linea difensiva eretta ieri sera dalla presidenza. Il Sindaco ha voluto spogliare la discussione da qualsiasi interpretazione personalistica, ancorandola rigidamente ai regolamenti della Federcalcio. Il primo cittadino ha infatti ricordato come le norme federali, e non una presa di posizione della politica locale, impongano l’alienazione obbligatoria del club entro il 30 giugno 2028 a causa del divieto di multiproprietà. Pianificare la cessione, nella visione del Comune, non è un’indebita ingerenza, bensì un atto di lungimiranza doveroso. Con una sferzata dialettica, Leccese ha ribaltato l’accusa di “inusualità” sollevata da De Laurentiis, sottolineando come sia invece inusuale il disinteresse della proprietà stessa verso una scadenza normativa così netta.
L’affondo si sposta poi sul piano dell’identità e del rispetto per la tifoseria. Nella lettera vengono riaperti i passaggi più dolorosi degli ultimi anni, a partire dai “quaranta giorni di silenzio” che seguirono la drammatica finale playoff dell’11 giugno 2023, fino ad arrivare alle controverse dichiarazioni che definirono pubblicamente il club una sorta di “seconda squadra” rispetto al Napoli. Un peccato originale che la città non ha mai perdonato e che Leccese mette nero su bianco, evidenziando l’impossibilità di governare una piazza passionale come Bari trattandola esclusivamente come un “asset” di bilancio.
La mossa politicamente più rilevante – e dai risvolti operativi immediati – riguarda la concessione dello stadio San Nicola. La SSC Bari è attualmente l’unica partecipante alla procedura pubblica per l’assegnazione dell’impianto per i prossimi cinque anni, e ha formulato formale richiesta di disponibilità della struttura per poter completare l’iscrizione al campionato di Serie C. La risposta di Leccese su questo punto è una clamorosa frenata: l’amministrazione non concederà lo stadio senza garanzie precise. Il sindaco ha ricordato che la normativa non obbliga a giocare al San Nicola, suggerendo provocatoriamente alla proprietà di valutare altri campi in Puglia per non rischiare l’esclusione, pur di tutelare il Comune da responsabilità non proprie.
Per sbloccare la situazione, il Comune esige ora un piano industriale serio e quinquennale che chiarisca come la proprietà intenda gestire la transizione verso la scadenza del 2028. L’epilogo della lettera del Sindaco fotografa l’assoluta distanza, anche antropologica, tra la visione della proprietà cinematografica e quella della comunità locale: “Il Bari non è un asset. È Bari. È la nostra città”. Il tempo della diplomazia e dei comunicati felpati è terminato; richiedendo un piano industriale “a stretto giro”, il sindaco Leccese ha tracciato una linea nella sabbia. La palla passa ora ad Aurelio e Luigi De Laurentiis: la clessidra per l’iscrizione al campionato corre, ma le chiavi dello stadio San Nicola, da oggi, hanno un prezzo politico e programmatico altissimo.

