Bari, il finale che pesa: gestione della panchina e cambi sotto esame

Il Bari spreca un vantaggio prezioso contro la Salernitana e vede sfumare punti importanti negli ultimi minuti. Oltre ai limiti della rosa, finiscono sotto la lente d’ingrandimento anche le scelte di Massimo Rastelli nella gestione della gara.

Per oltre ottanta minuti il Bari aveva dato la sensazione di poter conquistare un successo di prestigio all’Arechi. La rete di Butic, le occasioni create e una fase difensiva ordinata avevano consentito ai biancorossi di controllare la partita contro una delle principali candidate alla promozione. Poi, però, il finale ha cambiato completamente il volto dell’incontro. Le reti di Lescano e Djamanca, arrivate nel giro di pochi minuti, hanno trasformato una possibile vittoria in una sconfitta che apre inevitabilmente una riflessione sulla gestione tecnica della gara.

I cambi modificano l’equilibrio della partita

Uno dei momenti chiave arriva con l’uscita di Ebrima Darboe, costretto a lasciare il campo dopo aver accusato problemi fisici. Il centrocampista gambiano, fino a quel momento, aveva garantito intensità, recuperi e capacità di accompagnare la manovra offensiva.

L’ingresso di Lukas Grgic non riesce a garantire lo stesso equilibrio e la Salernitana comincia gradualmente a guadagnare terreno. Il Bari perde compattezza e fatica sempre di più a tenere lontani i granata dalla propria area.

Pochi minuti dopo arrivano anche gli ingressi di Davide Colangiuli e Moussa Mané al posto di Giulio Maggiore e Matteo Della Morte, entrambi usciti dopo aver chiesto il cambio. L’obiettivo era quello di dare energie fresche alla squadra, ma l’effetto sul campo è diverso: i biancorossi arretrano ulteriormente e concedono l’iniziativa agli avversari.

L’episodio del pareggio e la gestione del finale

A complicare ulteriormente la situazione contribuisce anche il momentaneo ritardo nell’ingresso di Colangiuli, che lascia il Bari in inferiorità numerica proprio nell’azione che porta al pareggio firmato da Lescano.

Si tratta di un episodio sfavorevole, ma non sufficiente a spiegare il crollo della squadra. Nei minuti conclusivi sarebbe probabilmente servita una gestione diversa della gara, rallentando il ritmo, interrompendo il gioco nei momenti opportuni e cercando soprattutto di difendere il vantaggio conquistato.

Invece la Salernitana continua a spingere, prende fiducia dopo l’1-1 e completa la rimonta con il colpo di testa di Djamanca, sfruttando un Bari apparso improvvisamente privo di riferimenti.

Rosa corta e scelte tecniche: il doppio tema da affrontare

Le assenze hanno inevitabilmente inciso sulle possibilità di Massimo Rastelli. Senza elementi come Guido Gomez, Vicari, Burgio, Celli e Manzari, oltre a un Mantovani non ancora nelle migliori condizioni, il tecnico aveva margini di scelta molto limitati.

Anche il confronto con la panchina della Salernitana racconta questa differenza: Serse Cosmi ha trovato nei cambi le reti decisive della rimonta, mentre il Bari disponeva di alternative decisamente meno esperte.

Le difficoltà dell’organico rappresentano certamente un’attenuante, ma non esauriscono l’analisi. Quando le rotazioni sono ridotte, diventa ancora più importante leggere i momenti della partita e gestire il vantaggio con lucidità.

La sfida dell’Arechi lascia quindi un doppio messaggio. Da una parte il Bari ha dimostrato di poter competere alla pari con una diretta concorrente per oltre un’ora; dall’altra ha evidenziato quanto sia ancora necessario migliorare nella gestione dei finali di gara. Un aspetto sul quale Massimo Rastelli sarà chiamato a intervenire già nella prossima sfida contro il Giugliano, occasione immediata per cancellare una sconfitta maturata quando la vittoria sembrava ormai a portata di mano.

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