Non solo tattica e schemi: la vita di Fabio Caserta è una storia di resilienza, famiglia e amore. Un percorso fatto di cadute e rinascite.


Infanzia segnata e forza di rialzarsi

Nato a Melito di Porto Salvo nel 1978, Fabio Caserta porta nel suo vissuto un episodio che ha segnato per sempre la sua vita. A otto anni viene investito insieme al nonno da un furgone. È proprio il nonno a salvarlo, proteggendolo con il suo corpo. I medici danno poche speranze, ma la madre decide di non arrendersi e di cercare cure altrove. È l’inizio della sua storia di resilienza: quel bambino che non avrebbe dovuto giocare mai più a calcio è diventato prima calciatore di Serie A e oggi allenatore di alto livello.

Quella stessa resilienza è tornata quando ha perso il fratello Raffaele in un incidente stradale. Un dolore enorme, trasformato in impegno sociale attraverso un’associazione che porta il suo nome.


Amore e famiglia come rifugio

Nella sua vita, accanto al pallone, c’è sempre stata la famiglia. Fabio è sposato con Mariella, compagna di vita e madre delle sue tre figlie. Il loro matrimonio, celebrato nel 2019, è stato un momento di festa anche per la comunità sportiva che lo circondava, con amici e dirigenti al suo fianco.

Nei momenti difficili, Fabio ha sempre trovato conforto nelle sue radici: la mamma, descritta da lui stesso come “mamma, nonna e amica”, è il punto fermo che lo accompagna anche nelle scelte più delicate. E durante il lockdown, lontano dai campi, è stato il tempo passato a casa a ricordargli quanto contassero le piccole cose: preparare pizze e dolci, giocare con le figlie, ridere insieme alla moglie.


L’uomo dietro l’allenatore

Chi lo conosce bene sa che Caserta non è solo un tecnico attento alla lavagna tattica. È un uomo semplice, che ama la vita casalinga, le serate tranquille e la vicinanza degli affetti. Nelle sue parole e nei suoi gesti emerge sempre la voglia di restare con i piedi per terra, anche quando il calcio lo porta sotto i riflettori.

La sua storia è quella di un bambino che non avrebbe dovuto farcela e che invece ha vinto la partita più importante: quella della vita. Oggi guida il Bari con passione e disciplina, ma dietro ogni scelta, dietro ogni indicazione data in panchina, c’è l’uomo che non ha mai smesso di credere nella forza dell’amore e della famiglia.

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