Vivarini: «Non potevo rifiutare Bari. Situazione drammatica, ma insieme possiamo uscirne».

Alla vigilia del recupero della sfida con la Juve Stabia, è stato presentato il nuovo tecnico del Bari Vincenzo Vivarini, accompagnato dalla coppia Di Cesare-Magalini. Di seguito le dichiarazioni complete.

«Da parte mia il richiamo del Bari non poteva essere rifiutato. Vorrei portare tanto entusiasmo e tanti risultati. Sono cosciente che in questo momento ci sono delle difficoltà. Adesso ci si butta nel lavoro per superare le difficoltà. Saluto Caserta, il calcio è anche questo purtroppo».

Sul rapporto con il presidente e la svolta da trovare.

«Il momento è quello in cui bisogna parlare poco, lavorare tanto. Io e il mio staff siamo consapevoli della sfida che abbiamo, ma lavorando possiamo uscirne».

Su cosa ha lavorato in settimana? Ha usato più il bastone o la carota con i ragazzi?

«Abbiamo fatto solo due allenamenti conoscitivi prima di Empoli, io ho chiesto sopratutto qualcosa in più in fase di non possesso. Per intervenire invece sull’aspetto psicologico servirà più tempo. In questi due giorni ho voluto lavorare sui primi 40′ di Empoli, in cui i ragazzi hanno espresso quei pochi concetti che ho tentato di dare nel poco tempo a disposizione».

Come si spiegano i gol subiti ad Empoli?

«Ci sono delle criticità, nel momento in cui la squadra stacca la spina questo è quello che succede. La metamorfosi tra primo e secondo tempo è quello su cui dobbiamo lavorare. Vorrei dare tanto entusiasmo ai giocatori, che è la benzina in grado di alimentarli. In questo momento manca quello, perché i gol subiti non hanno altra spiegazione. Troppo lavoro individuale pota a questo. Nel resto della partita ci siamo disuniti ed abbiamo subito l’avversario in quel modo».

Cosa chiede ai suoi giocatori in vista di domani?

«In questo momento 3 punti sono determinanti, ma per ottenerli serve la prestazione. Serve dare continuità ai primi 40′, lavorare alla fase difensiva con spirito di sacrificio. Penso che a fine mercato tutti erano contenti del lavoro svolto, anche se ora questi valori sono nascosti. Le potenzialità per venirne fuori ci sono, e dobbiamo farle rendere al massimo».

Che tipo di garanzie ha avuto dalla dirigenza in merito al mercato di Gennaio?

«Io non sono rimasto a Bari 5 anni fa proprio per questo motivo qui, su questo vorrei non ci siano dubbi. Ascoltando anche il clima di questa conferenza, è evidente come il momento di grande crisi stia portando ad una grande tensione. Vincere una partita potrebbe aiutare, ma per farlo io ho bisogno dell’aiuto di tutti. Se la situazione è drammatica, serve fare blocco unico, di essere uniti perché il calcio è uno sport di squadra. Bari città bellissima, e la forza di questa città va convogliata in questa squadra. L’esordio un incubo, peggio non poteva andare. Ne possiamo venire fuori insieme. Sapete come la penso sul mercato e sugli obiettivi di questa squadra».

Come si spiegano i blackout difensivi di questa squadra?

«Credo di aver già individuato le problematiche, ora vanno però trovate le soluzioni. Non siamo una squadra di ragazzini, e dobbiamo avere la maturità per valutare la situazione in maniera critica. Il punto di partenza deve essere il primo tempo di Empoli. I ragazzi vanno rassicurati, hanno bisogno di certezze. Io credo che siamo una squadra emotiva, che si nutre di entusiasmo, e solo quando c’è questo può esprimersi al meglio. In questo momento qui sto cercando di dare una mano ai ragazzi piuttosto che bastonarli, perché la squadra si sfalda alla minima difficoltà. Se guardiamo per esempio alla Juve Stabia, ha esattamente questo, grande capacità di lottare e rincorrere, sa come si deve muovere in tutte le situazioni. La strada che dobbiamo percorrere anche noi».

Come ha intenzione di fare la differenza rispetto ai suoi predecessori? Sopratutto riguardo all’atteggiamento dei giocatori.

«I problemi ci sono, ed ognuno li affronta a suo modo. E’ una sfida che mi piace, per la sua difficoltà, sopratutto per la grande stima che ho di questa piazza. Cercherò anche di coinvolgere voi, così come vi ho chiesto una mano. Sono sicuro di riuscire in questo impegno».

Il cambio modulo ha penalizzato la squadra secondo lei?

«Faccio fatica ad analizzare il passato, da parte mia posso sicuramente dire che ho analizzato le qualità dei giocatori per metterli in campo nel miglior modo possibile, non è il modulo ma i particolari ed i compiti a fare la differenza. In questo momento va cambiato meno possibile. La squadra è stata costruita per giocare a 4, ma sa anche difendere a 5. Quando avrò tempo per lavorare anche su un altro assetto lo farò sicuramente».

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