San Nicola, il nuovo bando introduce canoni e manutenzioni: Bari segue il modello degli stadi italiani

Il nuovo bando per lo stadio San Nicola introduce per la prima volta un canone annuale per il club concessionario, allineando Bari ai principali impianti italiani.

San Nicola, cambia la gestione dello stadio di Bari

Per oltre tre decenni lo stadio San Nicola è stato affidato dal Comune di Bari alle società calcistiche cittadine senza la previsione di un canone economico. Dalla sua inaugurazione, le convenzioni hanno avuto prevalentemente durata annuale, fino all’accordo siglato nel 2019 con la Ssc Bari, in scadenza il prossimo 31 maggio.

Nel corso degli anni il concessionario ha sostenuto soprattutto gli interventi di manutenzione ordinaria. L’unica eccezione risale alla stagione 2014-2015, quando la Fc Bari 1908 guidata da Gianluca Paparesta assunse anche gli oneri della manutenzione straordinaria dell’impianto.

Con il nuovo bando cambia l’impostazione adottata finora. La futura concessione prevede infatti il pagamento di un canone annuale differenziato in base alla categoria sportiva: 110mila euro in Serie B, 60mila in Serie C e 633mila euro in Serie A. Previsto inoltre un importo aggiuntivo di 60mila euro per ogni evento extra sportivo organizzato all’interno della struttura.

Canoni stadi, il modello seguito nelle principali città italiane

La Ssc Bari è stata l’unica società a presentare un’offerta per la gestione dello stadio, ora all’esame della commissione incaricata della valutazione. La formula individuata dal Comune segue comunque una linea già adottata in numerosi impianti italiani di proprietà pubblica.

A Milano, lo stadio Meazza è affidato fino al 2030 al consorzio M-I-Stadium, costituito dalle due società calcistiche cittadine. Il contratto prevede un canone complessivo di circa 13,5 milioni di euro annui, suddiviso tra quota economica e interventi di manutenzione straordinaria a compensazione.

Situazione diversa a Roma, dove lo stadio Olimpico appartiene a Sport e Salute. Roma e Lazio sostengono costi pari a circa 120mila euro per ogni gara, cifra che aumenta con le spese accessorie fino a raggiungere circa 250mila euro a incontro.

A Firenze, la Fiorentina versa un canone annuo ridotto di 650mila euro per l’utilizzo del Franchi, interessato dai lavori di riqualificazione. A Verona, l’Hellas corrisponde circa 450mila euro annui per il Bentegodi, mentre a Bologna il club emiliano sostiene sia manutenzione ordinaria sia straordinaria nell’ambito della concessione trentennale attiva dal 1998.

Le concessioni negli altri impianti italiani

Anche altri Comuni italiani hanno adottato formule variabili in base alla categoria o agli accordi sottoscritti con i club. A Palermo, il rinnovo della concessione dello stadio Barbera prevede un canone annuo superiore ai 352mila euro con utenze e manutenzione ordinaria a carico della società.

A Genova, Genoa e Sampdoria utilizzano il “Luigi Ferraris” versando circa 320mila euro ciascuna all’anno. A Lecce, la convenzione decennale firmata nel 2021 stabilisce un canone di 50.500 euro, con ulteriori 30mila euro in caso di partecipazione alla Serie A.

Il Comune di Torino percepisce circa 500mila euro annui per l’utilizzo dello Stadio Olimpico Grande Torino, mentre a Cesena il canone varia in base alla categoria: 20mila euro in Serie C, 40mila in B e 80mila in A.

A Parma, il Tardini garantisce al Comune introiti da 111mila a 151mila euro a seconda del campionato disputato. Anche il Modena applica importi variabili per il Braglia, da 30mila euro fino a 300mila euro. Infine, a Pescara, l’amministrazione comunale gestisce direttamente lo stadio Adriatico con un tariffario fissato per singola partita.

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