Antonio Di Gennaro interviene dopo la retrocessione del Bari in Serie C: focus su proprietà, multiproprietà, progetto tecnico, stadio e possibile cessione del club.
Bari, il silenzio dopo la retrocessione
A un mese dalla retrocessione in Serie C, Antonio Di Gennaro chiede segnali concreti sul futuro del Bari. L’ex calciatore biancorosso, oggi commentatore per Dazn, ha richiamato l’attenzione sul clima di incertezza seguito al campionato e sulle aspettative della tifoseria.
“Onestamente un po’ sì, è un modo di fare che non condivido ma non mi stupisce: l’avevano fatto anche dopo la finale playoff persa con il Cagliari. Avrei voluto sentire una parolina di conforto per una piazza che sta soffrendo sul piano calcistico. Poi credo che la presa di posizione del sindaco abbia fagocitato tutte le attenzioni. Ha chiesto chiarezza e capacità della società di dare segnali per il futuro”.
Il riferimento è alla posizione assunta dal sindaco Vito Leccese, che ha indicato tre elementi per la definizione di un Comitato di garanzia. “Anche nel 2018 il programma successivo all’acquisizione del titolo aveva cinque punti, poi disattesi. Da parte della gente c’è tanta incertezza. Per quanto riguarda il discorso stadio, il sindaco ha fatto quello che doveva fare. Andare avanti avrebbe comportato problemi anche di natura legale ma ha dato un segnale”.
Multiproprietà e progetto tecnico
Secondo Di Gennaro, la Serie C rappresenta già una categoria complessa per programmare una ripartenza. “La Serie C è già un inferno, lasciamo stare l’Eccellenza che è ancora peggio. Con Michele Andrisani fino a qualche giorno fa siamo stati nella Bari Sportiva in terza e poi in seconda categoria e anche vincere nelle categorie inferiori, pur con squadre forti, è tosta”.
L’ex centrocampista ha posto l’attenzione anche sulla prospettiva di una cessione della società, in relazione alla scadenza fissata per il 2028. “Ci aspettiamo tutti qualcosa da parte della proprietà, soprattutto sul tema vendita che è il punto focale che anche l’amministrazione ha ritenuto di dover evidenziare in virtù della scadenza del 2028. A meno che con il nuovo presidente federale non accada qualcosa”.
Sul tema della multiproprietà, Antonio Di Gennaro ha aggiunto: “Ricordo che nel 2018, quando i De Laurentiis hanno preso il Bari, c’era anche Lotito, che ora sembra a un passo dalla Reggina. La multiproprietà rende il calcio meno passionale e condiziona anche i calciatori, a mio parere. Mi auguro si possa trovare una via d’uscita”.
Il futuro del Bari e il ricordo di Protti
Negli ultimi tre anni, il Bari ha registrato 83 calciatori e sette allenatori. Per Di Gennaro, il dato rende difficile costruire continuità. “Con questi numeri fare un progetto è davvero difficile. Se cambi ogni sei mesi la squadra diventa difficile fare calcio in maniera seria. Quando ci sono questi tracolli le colpe vanno suddivise tra proprietà, allenatori e calciatori. I 180 minuti dei playout sono stati il ritratto della mediocrità. Di Cesare si è preso le sue responsabilità, i giocatori sono andati via a testa bassa e anche le loro scuse ormai erano poco credibili”.
Sulla figura di Pierpaolo Marino, indicato come direttore generale, l’ex biancorosso ha dichiarato: “Si dovrà ripartire da lui, è un uomo intelligente. Ha fatto calcio ad alti livelli a Udine, un modello per anni. Sa fare il suo lavoro, è chiaro che è un uomo dei De Laurentiis per i trascorsi a Napoli e gli toccherà studiare un progetto tecnico credibile. Marino dovrà portare soprattutto il club a diventare appetibile per gli acquirenti, è l’unica priorità per i baresi”.
Sull’ipotesi di un San Nicola con pochi spettatori, Di Gennaro ha osservato: “È una possibilità concreta, sì. Oggi Bari è una città emotivamente svuotata, eppure con il Sudtirol all’andata erano in 30mila. Quindi ci credevano ancora, perché Bari dà sempre tanto”.
Infine, un ricordo di Igor Protti: “Igor era davvero un uomo del popolo. Con lui in campo una stagione come la scorsa non ci sarebbe stata. A 17 anni Sacchi gli disse che poteva giocare solo in C, lui ha trasformato questo giudizio in forza e la sua carriera parla. Penso che a Igor vada dedicata la curva nord del San Nicola, impersonificava la passione dei tifosi”.

