Altra conferenza stampa per il Bari

Giornata di presentazioni in casa Bari: si sono raccontati Celli, Grgic e Tribuzzi, i tre nuovi volti biancorossi. Ad introdurli il direttore generale Pierpaolo Marino, che ha indicato nel centrocampista austriaco il fulcro della squadra di quest’anno. Tra ambizioni, ruoli e la questione della fascia da capitano, di seguito tutte le dichiarazioni.

Conferenza stampa Bari, l’introduzione di Marino

Il direttore generale ha presentato i tre acquisti con toni diversi per ciascuno. Su Celli nessun dubbio: uno dei migliori interpreti della categoria, un profilo cercato e bloccato da tempo. Il racconto più lungo è però quello dedicato a Grgic, visto dal vivo tre anni fa in una finale di Coppa d’Austria con il Rapid Vienna: «Ero andato a vedere un altro giocatore», ha ammesso Marino, che di quella sera si è portato via l’impressione di un centrocampista capace di dettare i tempi, fare da raccordo e reggere sia la fatica che la qualità. Un giocatore internazionale, con le coppe nelle gambe, destinato secondo il dirigente a diventare il fulcro del Bari. Non è mancata la battuta sulla lingua: due mesi di tempo all’austriaco per imparare l’italiano, altrimenti scatterà il taglio dello stipendio.

Le parole di Celli

Il terzino ha spiegato di non aver avuto esitazioni davanti alla proposta del direttore, arrivata in un momento particolare per la piazza: «A me piacciono le sfide». Inevitabile il parallelo con Catania, la sua ultima tappa: due piazze che vivono di calcio, che hanno conosciuto categorie e risultati importanti, e per questo molto simili nell’aspetto calcistico. Sul piano tattico, Celli si è definito un terzino sinistro naturale, pur avendo giocato a tre negli ultimi anni, e si è messo a disposizione senza porre condizioni. Sul segreto per vincere il girone, nessuna formula complicata: l’unione del gruppo, stare bene insieme e lottare la domenica.

Grgic si presenta

Il centrocampista, che ha risposto in inglese scusandosi per l’italiano ancora da imparare, ha raccontato una scelta immediata: è bastata la prima conversazione con Marino per capire che il progetto era quello giusto. Nessun consiglio da Braunoder, con cui non ha rapporti, mentre il passaggio dal Rapid Vienna al Bari viene letto come lo step successivo della carriera. Sul ruolo di leader in mezzo al campo si è detto pronto fin dal primo giorno: vuole che i compagni si sentano sicuri, rivendica qualità in entrambe le fasi e promette il cento per cento in ogni allenamento e in ogni partita. Sulle differenze con il calcio italiano, che conosce soprattutto per le due sfide di Conference contro la Fiorentina, ha riconosciuto la grande storia e l’impronta tattica del nostro movimento, ammettendo di venire da un calcio, quello austriaco, più vicino al modello tedesco e fondato sull’intensità.

Tribuzzi e la scelta del Bari

L’esterno ha aperto ringraziando società, direttore e allenatore, per poi raccontare il calcio di famiglia: lo zio ha giocato anche in Puglia, e la speranza è di ripercorrerne le orme. Sul reparto offensivo il giudizio è netto: attaccanti fortissimi, un lusso per la categoria, con Gomez già ritrovato dopo i due anni condivisi a Crotone. Parole al miele anche per il giovane Esposito, che lo ha impressionato fin dai primi allenamenti. Sulla definizione di «vivace professionista» affibbiatagli da Guido Angelozzi, con cui ha lavorato a Frosinone, ha sorriso: il riferimento è al campo. Infine le due promozioni consecutive, godute fino in fondo, con la continuità ritrovata a Vicenza dopo l’infortunio patito ad Avellino.

La fascia da capitano e le etichette

Due i passaggi in cui Marino ha preso la parola per i suoi giocatori. Sul capitano, il dirigente ha spiegato che la scelta non spetterà alla società: prima dell’esordio in campionato contro la Cavese saranno i calciatori a eleggerlo con una votazione nello spogliatoio, perché chi rappresenta la squadra non può essere designato dall’esterno. Provvisorie, dunque, le fasce viste in amichevole. Sull’etichetta di «giocatore di categoria», invece, il direttore ha risposto al posto di Tribuzzi citando il caso di Hübner, arrivato in Serie A a ventinove anni e diventato capocannoniere: le etichette lasciano il tempo che trovano.

Celli e il ricordo del San Nicola

Chiusura sul passato: Celli ha giocato al San Nicola da avversario nella semifinale playoff contro il Bari, con la maglia del Südtirol. Il ricordo è ancora vivido: già nel tunnel, prima di entrare, si respirava un’aria diversa, e all’uscita dallo spogliatoio lo stadio con cinquantamila persone ha lasciato un’impressione che il terzino definisce pazzesca. Quella sera finì male per i suoi, ma da oggi quel muro è dalla sua parte.

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