Bari: crisi profonda e assenza di leadership, dentro e fuori dal campo

Dopo la quarta sconfitta stagionale, è nuovamente tempo di riflessioni in casa Bari. Dopo la partita è stato il DS Magalini a parlare in zona mista, lasciando intendere come il mister non sia in discussione, anche se l’intera area tecnica si sente sempre sotto esame. Una dichiarazione che sa di girare intorno ad un problema evidente, e cioè che sembra che a Bari non ci sia una vera e propria direzione tecnica, un “progetto” per usare un termine caro al direttore. Unica comunicazione degna di nota la ripresa degli allenamenti in giornata ed il ritiro a Castel di Sangro a partire da Martedì, in vista della sfida di Domenica pomeriggio contro il Mantova.

Il tifo sempre più lontano dalla squadra

Questa probabilmente la più grande sconfitta di questa gestione tecnica: Il distaccamento di una piazza notoriamente e storicamente calda. Già allarmante il dato sugli spettatori di Bari-Padova, inferiori alle 10mila unità, un dato negativo che per una piazza come quella del capoluogo pugliese non si registrava dai tempi della Serie C. Da notare con grande amarezza come tutt’ora si registra una fiducia in continuo calo nel club e nelle sue aspirazioni da parte dei tifosi, con il rischio che già nella prossima partita casalinga contro il Mantova, si registri un dato ancora peggiore.

Il problema è davvero Caserta?

In queste situazioni, si sa, è sempre l’allenatore a doverne pagare le conseguenze. Sarebbe opportuno, però, analizzare nel complesso il percorso dei pugliesi. Contro la Reggiana la prestazione di squadra dei biancorossi era positiva, sino all’ingenuità dell’espulsione di Nikolaou, che non sta rendendo come ci si aspettava. Da sottolineare anche la prestazione negativa di Meroni, che due volte nell’ 1vs1 ha concesso troppo spazio al suo avversario, e da lì sono nate due reti degli emiliani. Necessario questo preambolo per poter dire che il Bari subisce tanto per ingenuità dei singoli, oltre che per problemi di reparto. Sappiamo anche come all’interno di questa società, le scelte sui profili acquistati sono sempre concordate tra dirigenza ed area tecnica, ed è questo lo spunto su cui vorremmo soffermarci.

La divisione delle colpe

Nonostante le tante parole, nessuno davvero si assume la responsabilità del pessimo rendimento in avvio. Questo non fa altro che supportare la tesi del titolo: In questo club manca la leadership, dentro e fuori dal campo. Come si può uscire da un momento negativo se manca una figura che continua a remare la barca nonostante stia evidentemente affondando? Qualcuno che sia con le parole sia con i fatti contribuisca ad attirare le colpe su di sé, rendere meno pesanti le gambe dei calciatori, o comunque un qualsiasi (anche disperato) tentativo di risollevare il morale. Il direttore dice di sentirsi sempre sotto esame, che l’ultima parola spetta sempre alla società, proprio quella società che non sentiamo parlare dal giorno in cui sono state presentate le divise da gioco, il lontano 14 Luglio.

Evidente come tutti questi fattori insieme stiano contribuendo alla crisi nera del Bari e la totale sfiducia della piazza, che si è totalmente disaffezionata verso questa squadra, che non accende gli animi e non lascia neanche spazio per i sogni, che sono il pane quotidiano di qualsiasi tifoso.

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