Il “terzo tempo” della politica: quando il pallone diventa una passerella

Nemmeno il tempo di archiviare l’amaro verdetto del campo per il Bari, che è scattato puntuale il “terzo tempo” più prevedibile della stagione: quello della politica. Da Fabio Romito a Pietro Petruzzelli, passando per i vertici del Comune e della Regione, i nostri rappresentanti istituzionali non hanno perso l’occasione per dire la loro sul momento no della squadra e sul presidente Luigi De Laurentiis.

Certo, la presidenza ha le sue evidenti responsabilità in questa annata storta, ma bisogna anche essere onesti: con questa gestione la piazza è rimasta per anni al centro del calcio che conta, lontana dai tempi bui della Serie D.

Il sospetto, però, sorge spontaneo: non sarà che con la scusa del pallone si cerchi un po’ di visibilità e qualche briciolo di simpatia in più in mezzo ai tifosi delusi? Salire sul carro dei vincitori piace a tutti, ma anche commentare i passi falsi sembra essere diventato uno sport parecchio frequentato.

La verità è che il calcio e la politica dovrebbero viaggiare su binari diversi. Alle istituzioni spettano lo stadio, la sicurezza e i servizi; alle società e ai tifosi le gioie e i dolori del campo. Usare i colori biancorossi come megafono per raccogliere consensi o per fare un po’ di rumore nei talk show lascia sempre il tempo che trova. In fondo, la passione dei baresi merita di essere vissuta allo stadio, possibilmente senza troppe giacche e cravatte a fare da contorno.

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