Il pesante 0-3 con il Venezia apre la voragine: squadra in clausura per ritrovare l’anima. I tifosi fischiano, la società alza il muro. Sabato al Partenio-Lombardi sarà un dentro o fuori.
DAL NOSTRO INVIATO BARI – Luci spente al San Nicola, ma il rumore dei fischi fa ancora tremare i vetri di via Torrebella. Il 3-0 incassato dal Venezia non è stata una sconfitta, è stato un naufragio collettivo. Una resa senza condizioni che ha spinto la società biancorossa a una decisione drastica, quasi d’altri tempi: tutti in ritiro. Niente famiglia, niente distrazioni. Solo campo, video e quella maglia che oggi pesa come un macigno.
UMILIAZIONE IN CASA
Il Venezia di ieri sembrava una squadra di un’altra categoria, non per talento assoluto, ma per fame e organizzazione. Il Bari? Un pugile suonato che ha incassato il primo colpo e ha smesso di reagire. Difesa di burro, centrocampo che cammina e un attacco che non graffia più. La contestazione della curva a fine gara è il termometro di una piazza che si sente tradita: il “Galletto” non vola, striscia.

LA LINEA DURA
Il comunicato del club è arrivato nella notte: squadra in ritiro permanente fino alla gara contro l’Avellino. È la mossa della disperazione o quella della saggezza? Lo spogliatoio sembra aver perso la bussola e la scelta di blindare il gruppo serve a capire chi è pronto a lottare per la salvezza (o per l’obiettivo stagionale) e chi ha già la testa altrove. Lo staff tecnico chiederà ai “senatori” di prendersi le responsabilità che finora hanno declinato.
AVELLINO: L’INFERNO DEL PARTENIO
E ora, il calendario mette davanti un ostacolo altissimo. Sabato prossimo si va ad Avellino. Non è una trasferta, è un corpo a corpo in un ambiente che non regala nulla. I lupi irpini sentono l’odore del sangue di una preda ferita. Per il Bari non ci sono più alibi:
- Difesa da blindare: i buchi visti ieri sono inaccettabili a questi livelli.
- Orgoglio: prima ancora della tattica, servirà il cuore.
- Ultima chiamata: un altro passo falso potrebbe portare a scossoni ancora più violenti in panchina e nell’organigramma.
L’EDITORIALE: OLTRE IL RISULTATO
Il ritiro è un rimedio antico per mali moderni. Ma le mura dell’albergo non bastano se non si ritrova l’umiltà. Il Bari visto col Venezia è una squadra che ha smesso di essere “gruppo”. Sabato ad Avellino capiremo se questo ritiro avrà partorito uomini o se sarà stato solo un inutile confino.

